Valter Rossi

Una conversazione a tre voci

Nel cuore dei giovani

 

Esce un nuovo libro che parla di catechesi e giovani. Non è un manuale da consultare, ma un invito a ripensare il rapporto tra Chiesa e nuove generazioni a partire da una postura trasformativa. Ne parliamo con gli autori e con Davide, giovane catechista che da alcuni anni accompagna gruppi giovanili in oratorio.

 

Un libro non nasce mai dal nulla. È sempre frutto di un cammino, di incontri, di ascolti. Nel cuore dei giovani. Abitare le domande, accogliere la ricerca, annunciare in modo sfidante (Elledici, 2025) di Francesco Vanotti e Fabrizio Carletti, si colloca in questa prospettiva: Non è una intervista vera e propria, ma una conversazione a tre voci diverse, tre prospettive che si intrecciano attorno alle domande decisive del cammino educativo e pastorale La conversazione si è sviluppata sui tre verbi che strutturano i tre capitoli del libro: riconoscere, interpretare e scegliere.

Riconoscere

Davide: Nel libro parlate di “abitare le domande” come primo passo. Io vi confesso che spesso mi sento disarmato: i ragazzi portano domande grandi, ma non sempre io so come rispondere. A volte mi sembra che si aspettino da me delle certezze, e invece io stesso vivo dubbi e incertezze. Non rischio di deluderli?

Don Francesco: È una sensazione comune a tanti educatori. Ma forse qui sta il punto: i giovani non cercano adulti onniscienti, ma adulti autentici. “Riconoscere” significa innanzitutto guardare i giovani per quello che sono, senza sovrapporre a loro le nostre aspettative o nostalgie. Nel libro lo scriviamo chiaramente: i giovani non hanno bisogno di maestri infallibili, ma di testimoni che sappiano restare accanto anche quando le risposte non arrivano subito.

Fabrizio: Aggiungerei che “riconoscere” è un esercizio di sguardo. Non si tratta di incasellare i giovani in categorie – i “disinteressati”, i “nichilisti”, i “fragili” – ma di lasciarsi sorprendere dalla loro unicità. Ogni ragazzo è portatore di una storia che va ascoltata. E ascoltare significa anche accettare che la sua domanda non trovi subito una risposta, ma ci costringa a rimetterci in cammino insieme.

Davide: Quindi non è un fallimento se non ho la risposta pronta?

Don Francesco: Esatto. È piuttosto un atto educativo: creare spazi in cui i giovani si sentano legittimati a domandare, a esporsi, senza la paura di essere giudicati. È lì che nasce la vera relazione.

 

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