Editoriale

Valter Rossi

La gioia non è una maschera

Si avvicina il carnevale con i suoi scherzi, le sue
maschere, la sua allegria forzata… ma i bambini sono
contenti e dovremmo esserlo anche noi.

Si chiude il Giubileo

Il 6 gennaio si chiude solennemente il Giubileo della Speranza, grido profetico di chi ha sempre guardato avanti con la convinzione che il mondo e la storia degli uomini sia nelle mani provvidenti di Dio. Abbiamo acceso delle lampade che non si possono spegnere, se le alimentiamo continuamente con “l’olio della letizia” (Sal 45,8).

Non si ferma la Speranza

E invece sovente mi sembra di percepire stanchezza, pessimismo, fatica. Guardiamo il mondo con occhi spenti e melanconici, aœ rontiamo le sfide giornaliere con la rassegnazione di chi vede solo ciò che sta morendo, ma non sa riconoscere i germogli dello Spirito che anche tra le rocce non si arrendono.
Lo facciamo tra di noi, nelle riunioni di programmazione e ancor più in quelle di verifica, poi indossiamo la maschera delle persone felici e ci buttiamo in pasto a bambini, che anche con lo sguardo bloccato dai cellulari, sanno percepire lo scontento e l’insoddisfazione che ci portiamo dentro, così come sono contagiati da una gioia vera che si fa incontenibile.
San Giovanni XXIII lo diceva con forza già nel 1962, all’apertura del Concilio: invitava la Chiesa a non lasciarsi guidare dai “profeti di sventura”, da chi vede solo rovine e disastri, e a guardare invece al mondo con speranza, certi che lo Spirito continua a operare. È un richiamo che oggi ci serve più che mai.

La vera gioia

Gettiamo via le maschere dei finti sorrisi e impariamo ad essere felici veramente, affinché la speranza non si chiuda come una porta antica, ma continui a proclamare con il salmo 45:
Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni,
e i popoli ti loderanno
in eterno,
per sempre.