Focus
Marco Gallo
Un fenomeno difficile da fotografare.
I catecumeni adolescenti in Italia
Il fenomeno del catecumenato degli adolescenti in Italia è un ambito che richiede ancora uno studio ordinato ed esaustivo, basato su un’osservazione più puntuale. Pur nella frammentarietà degli studi ad esso dedicati, questo fenomeno testimonia a comunità in difficoltà con il mondo giovanile che la fede è ancora desiderata intensamente da alcuni adolescenti.
Il catecumenato in Italia
Il fenomeno del catecumenato in Italia è significativo, ma difficile da osservare. A parte le grandi chiese urbane (ogni anno Roma, Milano, Torino, Palermo, Firenze e Padova coprono normalmente più del 50% del totale dei battesimi di adulti), i dati registrati dalle diocesi italiane sono complessivamente irregolari e spesso non trasmessi tempestivamente al Servizio nazionale, che cerca di coordinare il processo. Certo, bisogna tener conto che l’Italia è attualmente suddivisa in 226 diocesi, la maggior parte delle quali molto piccole. Non tutte queste chiese locali hanno un rappresentante diocesano o un’équipe che si occupa del percorso. Nonostante queste caratteristiche di incompletezza e imprecisione, è noto da anni che più del 20% dei catecumeni che arrivano al rito dell’elezione sono adolescenti, cioè tra i 14 e i 19 anni.
Per entrare nel vivo della riflessione su questi giovani credenti in cammino, proponiamo (nel Box) una delle lettere scritte al vescovo in occasione del rito di elezione. Ogni anno, il già citato Servizio nazionale per il catecumenato chiede alle diocesi di condividere alcune di queste preziose storie, evitando di diffondere informazioni sensibili sull’identità. Si tratta di brevi storie di vita, in cui è straordinaria la descrizione della conversione, di ciò che l’ha favorita e della forma di Chiesa con cui sono entrati in contatto. In un certo senso, il vero protagonista di queste lettere è lo Spirito di Dio, già all’opera prima del contatto con la Chiesa stessa.
Una ragazza adolescente racconta la sua storia.
Milano, 12 febbraio 2022
Mi chiamo Chiara, ho diciannove anni. Frequento il primo anno di osteopatia in un’università privata.
Dopo la mia nascita, i miei genitori hanno deciso di non battezzarmi, lasciandomi la scelta, in età più avanzata, di accostarmi o meno ai sacramenti. Ho un bellissimo rapporto con i miei genitori che, pur non essendo credenti, mi sono vicini in questo percorso e sono felici per me. Fin da bambina credevo che ci fosse qualcuno più grande di noi che ci proteggeva dall’alto, ma non sapevo ancora bene chi fosse. Quando avevo due anni, mia nonna ha lasciato questa vita terrena e, anche se sono troppo piccola per ricordare, so per certo che mi ha trasmesso in un modo o nell’altro la sua fede e tutto l’amore che aveva per la Chiesa. Mio nonno è sempre stato un credente e mi piaceva ascoltare le sue storie, che mi hanno aiutato a crescere. Crescendo, il mio modo di pensare è maturato e, all’età di quattordici anni, ho sentito un forte desiderio di iniziare un percorso nella religione cattolica. Qualche anno dopo mio nonno morì: eravamo molto legati. A diciotto anni decisi di saperne di più, perché sentivo davvero il bisogno di far parte della comunità cristiana e dovevo farlo sia per me stesso che per ringraziare e onorare i miei nonni che mi avevano introdotto alla fede.
La mia vita è certamente cambiata molto da quando ho iniziato il cammino catecumenale. Per esempio, di fronte a scelte importanti, ho imparato ad affidarmi a Gesù con fiducia. Ho imparato a essere molto meno tesa e a mantenere la calma nelle situazioni difficili, e ho imparato ad aiutare chi mi sta vicino nei momenti di bisogno. Questa nuova formazione ha davvero cambiato molti aspetti della mia vita. Per me la parrocchia è come una seconda casa, un luogo dove nessuno ti giudica e non trovi pregiudizi, dove ti senti sempre il benvenuto. Per me andare a Messa la domenica è un vero piacere, un sollievo. Spesso vengo in chiesa con tanti pensieri, tante domande a cui non so rispondere, decisioni difficili da prendere: quando esco, ho una parola che mi guida nella ricerca e mi sento sollevata, come se i miei problemi si fossero ridotti. La chiesa è il luogo in cui mi sento più vicina ai miei nonni; infatti, molto spesso mi commuovo e mi emoziono: il pensiero di affetto e gratitudine per loro è sempre presente ed è costante. Credo che questo sarà solo l’inizio di un nuovo cammino che, attraverso la comunità cristiana, mi permetterà di vivere una vita piena. Con queste motivazioni chiedo di essere ammessa al Battesimo, alla Cresima e alla Prima Eucaristia.
Una storia vera
Innanzitutto è, cambiato il nome, una lettera autentica. L’abbiamo scelta tra le tante analizzate, perché ci sembra che offra alcuni dei temi che affronteremo in questo articolo.
Va notato che il contesto è quello di una generazione che ha avuto qualche contatto con il cattolicesimo in famiglia. I genitori hanno scelto di non chiedere il battesimo di Chiara quando è nata. La ragione di questa scelta era quella di lasciare che la figlia in età matura, decidesse se accostarsi o meno ai sacramenti. I genitori stessi non si sono opposti al desiderio emerso successivamente e, anzi, si sono dimostrati capaci di empatia e di condivisione sincera e rispettosa con Chiara.
Le figure decisive per la sua decisione di accedere al catecumenato sono state due dei suoi nonni, che hanno saputo intessere con lei un rapporto estremamente significativo. È stato soprattutto dopo la loro morte che l’affetto ha portato la giovane a valorizzare le storie affascinanti del nonno e la presenza prematuramente scomparsa, ma comunque influente della nonna. Come parte del processo di elaborazione del lutto, la giovane ha atteso di diventare maggiorenne, ma non ha perso il suo desiderio. Così ha iniziato il catecumenato, avvicinandosi alla Chiesa come scelta libera, ma anche, dice, per «onorare i miei nonni che mi avevano introdotto alla fede»
Nella sua lettera al vescovo, Chiara ha scelto di descrivere il cammino catecumenale come un percorso di trasformazione, che concretizza scelte a lungo maturate nel cuore, offre la possibilità di fidarsi nei momenti di scelta e di lavoro, migliora l’atteggiamento verso il prossimo. Il contesto ecclesiale in cui si inserisce è la parrocchia, dove si sente a casa. È significativo il momento rituale dell’Eucaristia ordinaria domenicale, che frequenta «con piacere». L’effetto del rito è la rassicurazione, il fatto che dia risposte alle sue domande, che sia un momento in cui si sente vicina all’affetto dei nonni defunti, un momento di commozione e tenerezza. L’aspettativa da parte sua è quella di una crescita continua, anche al di là del cammino catecumenale.
Al contrario: gli altri escono, loro entrano
La lettera di Chiara non fa riferimento ai suoi coetanei. Durante la preghiera con la comunità, i suoi rapporti con Dio e con i morti sono significativi nel suo racconto. Certo, si tratta di un racconto in cui è lei stessa a scegliere cosa tacere e cosa mostrare, ma afferma efficacemente un fatto confermato da molti: l’essere una minoranza non spaventa i giovani convertiti. I catecumeni adolescenti, infatti, vanno nella direzione opposta rispetto ai loro coetanei. In Italia, una proporzione ancora altissima di bambini partecipa alla catechesi e riceve i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Alle soglie dell’adolescenza, più dell’80% di loro fa a meno dell’Eucaristia e della vita parrocchiale. Questo fatto è il nodo di ogni riflessione pastorale sul cosiddetto “periodo post-cresima”, ma non sembra essere un ostacolo per Chiara e i catecumeni adolescenti. Anzi, chi esce e chi entra si incrocia sulla porta: gli iniziati in gran parte se ne vanno, alcuni catecumeni si avvicinano. In un certo senso, se il fatto che pochi o nessuno dei loro amici sia presente nella vita ordinaria della comunità e nella liturgia domenicale in particolare può essere un grosso ostacolo per i ragazzi, i catecumeni adolescenti non sembrano trovare questo fatto problematico più di tanto. Quali sono le cause di questa determinazione?
L’adolescenza: una camera da letto in disordine.
Prendiamo un’immagine: la cameretta di un bambino è un luogo di gioco e di riposo, dove i genitori sono i benvenuti e spesso vengono richiamati in modo imperioso dai pianti notturni o da sessioni di giochi e avventure. Al contrario, la camera dell’adolescente è un rifugio privato dove il mondo degli adulti è invitato a stare lontano, in cui ai ricordi d’infanzia si sovrappongono gli oggetti più stravaganti. Il disordine della camera da letto corrisponde al disordine dei valori. Rovesciare sul letto tutti i vestiti dell’armadio a volte è ciò che si osserva nei percorsi di fede dei catecumeni adolescenti. Ciò che per la famiglia è fondamentale, nell’armadio come nella vita, può trovarsi sotto altri vestiti, e al centro può emergere ciò che per altri è marginale. Per esempio, nelle famiglie che si sono impegnate a introdurre i figli alla fede, spesso accade che loro non siano più disposti a pregare insieme, a partecipare all’Eucaristia, a parlare di fede. Non è raro che l’opposizione si faccia a volte molto esplicita e frontale.
A volte, ecco che succede in senso opposto: che ciò che per i genitori è marginale viene in primo piano, e non solo per sfida, e che la fede che in famiglia non si condivide diventi un territorio di scoperta e di approfondimento. Nelle storie dei giovani catecumeni, i nonni sono molto spesso più significativi dei genitori, perché sono figure che appaiono ai giovani emotivamente più capaci di una vicinanza non giudicante, più a loro agio con il sacro ed il mondo dello spirituale. Nel corso del catecumenato, il rapporto con i genitori diventa spesso un elemento da rielaborare e non di rado questo porta a un qualche coinvolgimento interessante di questi adulti non credenti.
Gli ambienti del percorso
Quando un adolescente bussa alla porta di una comunità per chiedere il battesimo, per chi è incaricato di accompagnarlo inizia un difficile processo di discernimento. La prima dimensione da tenere in considerazione, come per tutti i catecumeni, ma con maggiore attenzione data la delicatezza dell’età, è la capacità di accoglienza e di ascolto profondo da parte della comunità cristiana. Per questo è fondamentale la formazione dei parroci nelle singole situazioni, dei cappellani di università o ospedali, dei confessori nei luoghi frequentati dai giovani in cerca di risposte, come i santuari o gli ambienti di pellegrinaggio o turismo.
Una volta stabilito questo rapporto di ascolto, le comunità aiutate dai servizi diocesani, sono sfidate a strutturare un vero percorso di catecumenato. Gli approcci sono diversi: alcune chiese preferiscono unire gli adolescenti ai catecumeni giovani o adulti, mentre altre preferiscono formare gruppi per età. Diverse diocesi chiedono alle comunità parrocchiali a cui appartengono i catecumeni adolescenti di formare un gruppo con coetanei già battezzati, che possano vivere parte del percorso con i catecumeni. È questo il percorso che segue quello indicato ufficialmente dai vescovi italiani per i catecumeni di età compresa tra i 7 e i 14 anni, ai quali viene chiesto di camminare insieme a chi sta completando l’iniziazione cristiana ed è già battezzato. Infine, non mancano le diocesi che mettono a disposizione degli adolescenti una sorta di tutoraggio, in cui due o più accompagnatori si fanno carico degli incontri di formazione con l’adolescente da solo e lo accompagnano nelle attività programmate dalla pastorale giovanile locale, in modo da curare tutti i diversi livelli.
Se le parrocchie sono normalmente i luoghi in cui viene proposto il cammino catecumenale, un discorso a parte meritano alcune esperienze rilevanti in Italia di primo annuncio. Non possiamo approfondire questo interessante ambito. Ne accenniamo solo alcuni tratti.
Dove risuona il primo annuncio
È certamente vero che le relazioni informali sono il modo più significativo per entrare in contatto con la fede. Chi bussa alle porte delle parrocchie, mostra di aver già avvertito da lungo tempo il fascino per il vangelo, spesso ha già partecipato alla Messa o ad altri momenti della pastorale ordinaria. Il primo annuncio e con lui l’opera dello Spirito Santo sono già entrati. Se dovessimo, tuttavia, far emergere quali sono le esperienze di pastorale che in Italia oggi suscitano conversioni, dalle lettere dei catecumeni stessi, risultano principalmente il passaggio ad Assisi, con la partecipazione a uno dei corsi tenuti dai Frati Minori, l’esperienza dei Dieci comandamenti, cammino formativo esigente e lungo nato a Roma e ora diffuso in tante città, e – soprattutto – il tempo speso negli oratori parrocchiali, in particolare nel Nord Italia.
Conclusione
Non si tratta di un fenomeno così visibile come è ora in Francia, ma se i numeri non sono tutto ad osservarlo con attenzione sono tante le dimensioni molto interessanti che ne emergono. Per i catecumeni adolescenti italiani, se spesso è tra gli affetti che si accende la fede, l’ambiente in cui viene accompagnata e vissuta è nella quasi totalità dei casi quello della vicina parrocchia. E quando le comunità si lasciano sfidare, lo Spirito dona vita a tutto l’ambiente.