don Francesco Vanotti

Una lettera per riscoprire la mistagogia con i preadolescenti

Cari catechisti…

In questa “lettera” rivolta a tutte le catechiste e ai catechisti, lanciamo un accorato appello affinché, dopo i sacramenti non arrivi il vuoto ma si apra una soglia. E ogni soglia chiede adulti che non si stancano, e sono capaci di accompagnare il passaggio.

Cari catechisti,

scrivo pensando ai vostri volti alla fine di un anno pastorale. Vi immagino mentre sistemate le sedie dopo l’ultimo incontro, raccogliete cartelloni, foglietti, pennarelli, resti di merenda e domande rimaste sospese. Vi immagino mentre ripensate ai ragazzi che avete accompagnato verso la Prima Comunione o la Cresima, alle famiglie incontrate con fatica e generosità, alle celebrazioni preparate con cura, ai piccoli passi che forse solo voi avete saputo riconoscere.

La domanda che ritorna

E poi arriva quella domanda che conoscete bene: e adesso? Dopo i sacramenti che cosa resta? Dopo tanti incontri, d

opo tanta preparazione, dopo le promesse fatte davanti all’altare, perché molti ragazzi sembrano sparire? Perché il gruppo si assottiglia? Perché la domenica continua a essere, per molti, un appuntamento difficile?

Capisco la stanchezza. No

n è soltanto mancanza di energie. È una stanchezza più profonda, fatta di amore e delusio

ne, di attese e risultati non sempre visibili. È la stanchezza di chi ha seminato molto e non sa ancora se qualcosa crescerà. Ma proprio a voi, catechisti stanchi, vorrei consegnare una convinzione: dopo i sacramenti non viene il vuoto. Si apre una soglia.

 

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