Ma la messa è davvero la cosa più importante?

Ma la messa è davvero la cosa più importante?

Come mai durante la quarantena le messe sono state sospese?
Allora non è vero che la messa è la cosa più importante di tutte: prima viene la salute.

 

L’obiezione è plausibile: la sospensione delle celebrazioni durante l’emergenza sanitaria può aver dato l’impressione che la salute, quella fisica, sia più importante della salute spirituale, della salvezza dell’anima, e che i valori religiosi possano in qualche occasione essere messi da parte.
C’è un episodio molto conosciuto, raccontato dai tre evangelisti sinottici, che può fare al caso nostro.
Gli evangelisti stanno raccontando di una serie di discussioni che Gesù ha con i suoi oppositori, quando si avvicina uno scriba, o un maestro della legge, insomma un esperto, uno di quelli che le cose le sanno (anche perché all’epoca non erano molti a saper leggere e scrivere). Si avvicina a Gesù e gli chiede: «Maestro, nella Legge, qual è il più grande comandamento?». Forse voleva metterlo in difficoltà, o forse era sincero e si stava interrogando sulle cose importanti (un po’ come fate voi ragazzi). Gesù lo prende sul serio e gli dice: «Vedi, il comandamento più importante,
che riassume tutte le Sacre Scritture («la Legge e i Profeti») non è uno soltanto, ma sono due. Sono come due gemelli, di quelli che fai fatica a distinguere chi è l’uno e chi è l’altro. Il primo comandamento dice “Amerai il Signore tuo Dio sopra ogni cosa, con tutte il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”».
E san Marco annota anche la risposta del suo intervistatore, che dà ragione a Gesù e conclude dicendo: «Questo vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gli olocausti e i sacrifici erano le “messe” del tempo, e qualcuno pensava che fossero la cosa più importante. Ma per Gesù non c’è nulla di più importante dell’amore che cerca il bene dell’altro ed è disposto a rinunciare a tutto per dimostrarlo. Ai suoi apostoli nell’ultima cena ha detto: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici».
E noi, durante la pandemia abbiamo fatto proprio così: abbiamo rinunciato a quanto di più importante avessimo, per dimostrare il nostro amore per gli altri, la nostra preoccupazione per la salute altrui, il nostro desiderio di collaborare per la salvezza di tutti.
Ecco il vero culto, il vero sacrificio gradito a Dio, il più grande comandamento. E se anche abbiamo dovuto rinunciare ad andare a messa, non abbiamo rinunciato a Dio, non lo abbiamo
messo al secondo posto, ma al primo, perché abbiamo detto: «Io starò bene solo se stanno bene gli altri», cioè abbiamo amato i nostri fratelli come fossimo noi stessi, obbedendo a quel comando che Gesù ci ha lasciato: «Tutto quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avrete fatto a me».